Nessuno uscirà vivo da quella città… ma morire può essere piacevole.

Spesso mi domando dove siano finiti i picchiaduro a scorrimento, quelle sessioni interminabili di mazzate e gettoni infilati nei coin-op, maledette macchine dell’amore e odio… ed ecco un esempio di un fiero ritorno.

UN MONDO RUINED
Un po’ picchiaduro e un po’ hack 'n' slash con visuale isometrica, siamo nel 2091 e mentre nei cinema passa il film di Blade Runner 2049, sui nostri monitor giochiamo ad un titolo che cattura quelle atmosfere “sporche” ed inquinate di quel genere cyberpunk che tanto aveva ispirato gli anni ‘80, ma che poco ha concluso sul piano pratico di realizzazioni mediatiche, anche se CD Project - i creatori della serie The Witcher - dovrebbero ridare lustro al genere con un gioco di prossima uscita che rientra in questo ambito - non fosse altro che porta proprio questo nome -.

Si inizia con un’arma bianca, ma ben presto potremo contare anche su una pistola e molti poteri sbloccabili. Azione frenetica, luci al neon e un motore grafico moderno per Devolver Digital che segna un nuovo passo avanti, abbandonando quindi la pixel art - per quanto mi riguarda speriamo anche modo definitivo -, per concentrarsi su un progetto più attuale che dovrebbe dare anche ad altre software house la linfa ideale per nuovi progetti indie, che sappiamo comunque siano stati in grado di essere stati amati da una bella fetta di mercato, nonostante il grande pubblico sia orientato ai grandi giochi.

IL SEME DELLA VIOLENZA
Le luci al neon e le atmosfere decadenti sono un’ottima scusa per intrappolare una storia - per altro piuttosto banale - in uno stile artistico in grado di parlare meglio della sceneggiatura, che probabilmente non interesserà comunque a nessuno, lo scopo è solo passare da una sequenza di combattimenti all’altra, ben sapendo che comunque saremo armati, ma avremo quasi sempre le possibilità di sopravvivenza a nostro sfavore. Tutto il nostro mondo è la città di Rengkok che affoga nell’esaltazione errata di una tecnologia che sembra riportare l’uomo a una civiltà retrogada e di certo non adatta ad una vita salubre. Il nostro obiettivo unico è quello di uccidere il boss della Heaven - considerando che “kill the boss” diventerà il vostro mantra e un nuovo meme -, ma se non farete così non rivedrete il bel “musetto” del vostro fratellino tenuto in ostaggio.

La violenza però è dietro ad ogni angolo e la mia mente ritorna a quel Hotline Miami che tanto mi era piaciuto per il suo stile di “spappolare” nemici in giro per le stanze, stando attentissimo che le nemesi cazzutissime non facessero lo stesso con me. In questo caso la prontezza di riflessi è tutto, nel susseguirsi di corridoi e aree di forme differenti il nostro obiettivo non cambia, sbaragliare la massa di nemici che ci assale. Per farlo non basterà naturalmente il nostro equipaggiamento di base ma, secondo l’abilità di ciascuno si potranno rubare le armi avversarie, alcune davvero esaltanti e dirompenti, cercando di annichilire le orde nemiche. Anche una buona arma però, per quanto potente, non sarà sufficiente per dirimere le situazioni caotiche a cui andremo incontro, ancora di più se poi ci sono boss relativi da affrontare. I poteri del nostro alter ego digitale arrivano quindi a ridare un minimo di superiorità muscolare nelle situazioni e dove la barra della vita, che scenderà molto rapidamente, potrà ricaricarsi attraverso apposite piattaforme o dai cadaveri degli avversari, ecco una seconda barra energetica che potremo sfruttare nell’impiego dei poteri speciali. Può essere uno scudo deflettente, un balzo rapido in una direzione o moltissime altre varianti, senza contare che anche senza piombo e un’arma da mischia non è da sottovalutare, considerando che con i giusti potenziamenti potrà essere sfruttata a dovere e falciare un gran numero di persone.

Le musiche sottolineano sempre con la giusta misura il roboante ed incessante battito cardiaco del protagonista, accelerato nel caos, di chi uccide in rapida successione un nemico dopo l’altro, sentendo nella testa il sangue che pulsa e vibra per quella maledetta voce che non vuole smettere di urlare kill, kill, kill.

CONSIDERAZIONI FINALI
Per quanto riguarda il divertimento c’è tutto e la longevità si attesta intorno alle sette ore, ma è piacevolmente rigiocabile per dilatare le ore e migliorare i propri risultati. Menzione d’onore al motore di gioco, che ora ha una qualità invidiabile e speriamo sia il nuovo strumento da affidare alle varie software house dopo quello in “pixel art” che, per quanto versatile e “oldie”, aveva iniziato a stufare e non poco.

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